Vedo in Rete un’immagine dell’ultimo Gay Pride e resto allibita.

«Ad aprire il corteo del Gay Pride di Roma un ragazzo travestito da Messia. Che dice: “Se fosse vivo il Cristo dell’accoglienza sarebbe qui con noi”», leggo su Open, il quotidiano online fondato da Enrico Mentana.

Quindi questa è l’idea di rispetto nutrita da queste persone? Il “Cristo Lgbt”, come l’hanno subito chiamato i giornali?

Nel 2021 è chiaro a tutti quanto la comunicazione conti. E che nessuno si permetta di fare lo splendido con la figura di Maometto perché lì si tratta di “rispetto”, o paura da novanta? Allora mi chiedo il senso di sputare in faccia ai cristiani. Accorcia le distanze?

Qualcuno mi faccia capire, se ci riesce. Maometto no, è intoccabile. Invece Cristo e il cristianesimo sì, possono essere dileggiati e sbeffeggiati senza problemi? Di certo nessuno si spaventa se sente «Sia lodato Gesù cristo». Diverso se per strada qualcuno gli viene incontro gridando «Allah Allah Akbar».

Ricordiamo che Cristo ha parlato, parla e sempre parlerà la voce dell’amore e del rispetto per il prossimo.

Cosa che non si può dire del tutto di una religione come l’Islam in nome della quale dice il fratello la povera Saman Abbas è stata uccisa e fatta sparire dai suoi stessi familiari. 

A coloro che mi appioppano l’etichetta di “omofoba” o peggio, voglio rispondere con le parole di Mauro Coruzzi, in arte Platinette, che non può essere accusato di omofobia.

Coruzzi non vede quella per i diritti civili come una questione primaria: «Sia chiaro, se per qualcuno è una priorità dico: perché no? Purtroppo, però, ho visto molte coppie omosessuali sacrificare il loro universo fatto di differenze quasi ne avessero paura, per una voglia di uniformità, per provare un senso di appartenenza. Io sono per la singolarità, vorrei una legge per l’individuo e non ho alcun interesse a formalizzare una famiglia arcobaleno». E a chi gli sottolineava la tesi secondo la quale le unioni civili nel nostro Paese non hanno avuto la diffusione che ci si aspettava a causa dell’impossibilità di genitorialità, Coruzzi ribatteva rovesciando, giustamente, la prospettiva: l’unione di due persone non può basarsi esclusivamente sul progetto di genitorialità, «Nelle coppie dello stesso sesso che si sono sposate, e ne conosco tante, non vedo l’esigenza di diventare genitori. Sembra più un mantra, implacabile, solo delle persone famose e benestanti».

Daniela Santanchè

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