A due settimane dal voto penso che siano ormai maturi i tempi anche per gli indecisi per abbandonare la retorica del “meglio che niente”. Qualunque cosa si faccia nella vita, anche la più elementare, solo per cambiare può portare anche a situazioni peggiori di quella di partenza. Lo farei notare alla simpatica signora dello spot del comitato per il Sì che ci ricorda convinta che “Se voti no, non cambia niente” e a cui risponderei che “Se voti no, l’Italia la cambiamo noi”.
L’Italia deve cambiare in meglio, mentre questa Riforma non può che al contrario farci del male. Senza un assetto democratico garantito, a cui dovremmo rinunciare in cambio di un risparmio di costi non vero o comunque risibile, il baratro è ancora più vicino. Doppiamente grazie a questo Governo e alle sue disastrose politiche economiche e dell’immigrazione.
Ormai la schizofrenia e l’incoerenza di Renzi e del Partito Democratico sono tali da poter essere date per scontate senza necessità di dimostrazione alcuna. Ma, qualora non a tutti fosse così evidente, mi permetto di citare quanto successo tre settimane fa in aula in occasione del voto su una proposta di legge del Movimento 5 Stelle per la riduzione dell’indennità di noi parlamentari che ho condiviso appieno. Gli esponenti del circo PD, che naturalmente non hanno fatto passare il disegno di legge, hanno concentrato le loro critiche sulla presunta strumentalità insita nella proposta che sarebbe nata solo per rispondere alla critica secondo cui chi vota no al referendum non vuole abbassare i costi della politica.
Chiara la logica perversa di questi signori? Non solo nel vecchio gioco della politica non ammettere la debolezza dell’argomento del risparmio di costi o perlomeno riconoscere che ci sono alternative migliori per perseguire questo obiettivo, ma anche mettere la polvere sotto al tappeto tacciando gli avversari di fare delle strumentalizzazioni quando la cosa più strumentale, pretestuosa e ingannevole è il quesito referendario che sbandiera il “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”.
Pinocchio da esattamente mille giorni ha un nuovo interprete, Renzi, oltre all’ormai sodale Benigni che, pagato profumatamente, qualche anno fa recitava in diretta Rai il testo dalla Costituzione – “La più bella del mondo” diceva – salvo poi cambiare così radicalmente opinione. Il 3 maggio, ospite alla Normale di Pisa, diceva che al referendum sarebbe stato tentato di votare No proprio per proteggere la meravigliosa Carta, salvo poi decidere di votare Sì pur capendo e rispettando profondamente le ragioni del No.
Il pensiero unico regna sovrano in questi signori che già anticipano la visione del mondo che vorrebbero e a cui tutti dovremmo sottostare se malauguratamente vincesse il Sì. Oggi, dalla Banca d’Italia a Confindustria e alle associazioni di categoria, le istituzioni hanno tutte perso un pensiero autonomo e si sono liquefatte in Palazzo Chigi. Per avere alcune altre risposte bisogna leggere la Legge di Stabilità, dove si capisce chiaramente il prezzo che ha dovuto pagare questo Governo per “comprare” il Sì.
Il No deve essere ancora più convinto perché noi abbiamo un’idea di Italia migliore.
Daniela Santanchè




