logo_no_referendumMancano tre settimane al momento in cui gli italiani avranno la possibilità di rispedire al mittente la riforma costituzionale di Renzi, un premier catapultato a palazzo Chigi dal Quirinale che ha voluto umiliare il Parlamento con una riforma che serve solo ad accrescere i suoi poteri come se già con quelli che ha non avesse fatto abbastanza danni. Per questo il mio impegno con il “Comitato per la repubblica presidenziale, no alla Riforma Renzi” è più forte che mai.

Gli italiani finalmente tornano alle urne e hanno la stessa libertà che hanno avuto gli inglesi, liberatisi dal giogo dell’Europa, per decidere dal canto loro di salvare il Paese dallo strapotere che Renzi ha voluto assegnare alla figura del premier cucendoselo addosso in sfregio al Parlamento e ai cittadini attraverso una riforma che lo fa diventare una sorta di sultano e trasforma il Parlamento in una dependance di palazzo Chigi più di quanto non lo sia oggi. E su questo punto peraltro gli italiani devono ringraziare Napolitano che non a caso propina quotidianamente spot in favore dalla riforma, dimostrando di essere ancora l’uomo ombra del premier.

Renzi e la Boschi ci propongono una riforma piena di trucchi. I tagli ai costi della politica, tra l’altro molto contenuti, sono uno specchietto per le allodole con il quale Renzi tenta di abbagliare gli italiani anche grazie a un quesito referendario ingannevole e tendenzioso. Bisogna precisare che la riforma non riduce il numero dei parlamentari, ma il numero di quelli eletti dai cittadini che continueranno a tenersi il Senato con tutte le sue spese. Come se non bastasse poi il premier ha fissato la data così avanti per cercare di vincere col trucco occupando tutti gli spazi in una televisione che negli ultimi anni non è mai stata così di parte.

Renzi non si è fatto poi mancare la manovra-mancia di turno. È una manovra stracolma di bonus in chiave elettorale che verrà ricordata come quella delle giravolte e dei condizionali: dopo la retromarcia sul contante ora il Governo ci ripensa, ancora una volta, sulle cartelle di Equitalia relative alle multe che non si potranno rottamare. Alla faccia della chiarezza. Questo Governo vuole solo mettere le mani nelle tasche degli italiani e costringerli al contempo a dire Sì al referendum. La verità è che a questa manovra manca un’anima, un piano di sviluppo dell’Italia, proprio perché è stata confezionata per scadere il 4 dicembre.

Quanto al nodo spinoso della legge elettorale, neppure la tela di Penelope nell’Odissea può reggere il confronto con le mosse e le contromosse di Renzi sull’Italicum. La minoranza del suo partito è agguerrita e minaccia di votare No al referendum se il premier non cambierà la legge elettorale. Così Renzi, come Penelope, prima ricuce e apre alle modifiche, poi disfa tutto e tira dritto. A colpi di bipolarità il Pd sta andando allo sbando e vorrebbe trascinare gli italiani in questo delirio degno del circo Barnum dove accade tutto e il contrario di tutto.

Intanto abbiamo un premier concentrato solo sulla sua campagna elettorale. Mentre l’economia è ferma e i giovani tornano a lasciare l’Italia come nello scorso secolo, Renzi vola da Obama in cerca di un endorsement per il Sì. La disperazione del premier è arrivata al punto tale che qualsiasi occasione è buona per vivere di luce riflessa e fare propaganda per il referendum.

Ma il sipario è pronto a calare. Votiamo no perché che Renzi va a casa non lo abbiamo deciso noi ma lui. Votiamo no perché l’Italia deve essere di chi la ama, perché la nostra visione della politica è all’opposto di quella di Renzi, perché siamo stufi di queste politiche dell’immigrazione, perché la patria è di chi la ama. E un premier che vuole cambiare l’Italia con una maggioranza parlamentare talmente risicata che non riuscirebbe a far passare nemmeno una legge corretta (figuriamoci questo pastrocchio, assurdo, irragionevole e impresentabile), l’Italia non la ama.

Daniela Santanchè