Almeno un paio di volte alla settimana passo dalla piazza antistante alla Stazione Centrale di Milano, una piazza magnifica, inaugurata nel 1931, piena di storia, riqualificata periodicamente come la Stazione stessa, progettata dall’architetto Ulisse Stacchini. Una piazza su cui si affacciano prestigiosi alberghi e attività commerciali, bei bar dove un tempo si prendeva tranquillamente un aperitivo se si era in anticipo sull’orario di partenza. Oggi non è più così, un esercito di extracomunitari tutti molto aggressivi si è impossessato della piazza, e la considerano loro territorio, si spaccia, si fanno i bisogni a cielo aperto, c’è perfino chi fa del sesso, altri bevono e mangiano abbandonando ogni tipo di rifiuti.
I baristi, quando i locali non vengono chiusi dai Dpcm, devo proteggere i clienti, perennemente importunati, dagli alberghi gli ospiti escono di corsa e salgono sul taxi prima di fare brutti incontri.

Oggi questa piazza che sarebbe il biglietto da visita di chi arriva in città è diventata, come detto, il bivacco fisso di gente che in Italia non è certo venuta per trovare un vero lavoro, così la piazza è diventata un posto dove meno ci stai meglio è. E che non venissero a dirmi che questo è razzismo, che venissero a stazionare qui i sacerdoti dei ponti e le vestali dei confini aperti, che ci parlano di tolleranza umanitaria dai loro bei quartieri borghesi. Qui i pendolari escono dalle uscite dei metro di corsa, e scelgono l’ultima uscita, quella più vicina all’ingresso della stazione. E non è la paura di perdere il treno, quanto la paura di incappare in qualche spacciatore, o di essere importunati.

Milano è la città che mi ha accolta appena laureata, dove mi sono realizzata nel lavoro, con passione, una città generosa che voglio difendere, ma se appena dici a qualcuno dei componenti di quel caravan serraglio in piazza di comportarsi bene scappa subito l’insulto, la sassata (ed è successo), lo spintone. Chi si ribella rischia il linciaggio in questa terra di nessuno. Un portavoce dei residenti della piazza, Alberto Volontè, ha detto a Il Giornale: “I cittadini hanno sporto denuncia e le pattuglie intervengo ma spesso non possono fare molto altro. Sembra che i cittadini abbiano perso il controllo ed il possesso della propria città. Dilaga un’impunità che si trasforma in sottocultura delinquenziale”. Una sola domanda: quanto dovremo aspettare per ritornare in possesso di una piazza nevralgica per Milano, pagata e ristrutturata con i soldi dei contribuenti e ora gestita e occupata da chi non solo non fa nulla, ma delinque e pure, basta vederli come ci trattano, ci detesta?

Daniela Santanchè