Come avrete forse letto c’è stato un forte scontro con me presente a L’aria che tira, programma condotto da Francesco Magnani e trasmesso da La 7, televisione di Urbano Cairo, sul tema della chiusura dei ristoranti, che al momento vedono veramente penalizzato il loro lavoro per le restrizioni zona gialla, zona rossa per il Covid.

In quell’occasione c’è stato, come hanno scritto molti media, un «vivace botta e risposta con il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, visto che Forza Italia non ha votato un emendamento per l’apertura serale dei ristoranti».
A me le polemiche fine a se stesse non interessano, mi interessa la sostanza e la sostanza è che oggi c’è gente, come i ristoratori, gli imprenditori delle palestre e delle piscine, che è ormai impossibilitata ad andare avanti, calcolato che non viviamo più in emergenza, ma in una sorta di assurda normalità che va accettata e affrontata con serietà.
Perché ormai, come ho detto, non possiamo più parlare di emergenza, ossia di una situazione di difficoltà imprevista, visto che ormai siamo in una condizione di normalità, appunto, quindi dobbiamo cambiare paradigma.

Ricordo, anche a me stessa, che cosa vuol dire cambiamento di paradigma: cambiamento di paradigma è l’espressione per descrivere un cambiamento nelle assunzioni basilari all’interno di una teoria scientifica dominante. In pratica tutti la pensano in un certo modo, ma forse quel pensiero non sta in piedi, nessuno lo vuole ammettere anche solo per non stare a cambiare, e si va avanti con lo stesso errore.

L’errore qui è quello di chiudere i ristoranti per evitare i contagi, ma non mi sembra che questa soluzione sia stata tale. Oggi bisogna tutelare i più fragili, ma non si può dire che il luogo di contagi sia il ristorante. Il luogo di contagio sono i mezzi pubblici. Basta far pagare sempre agli stessi, i ristoratori. Ma mentre è più impegnativo trovare soluzione per i mezzi pubblici (convenzioni con i taxi, abolizione delle aree C, utilizzo di compagnie di bus privati un tempo utilizzati per trasporti turistici e ora fermi), si preferisce privare del lavoro (molto più facile) ristoratori, proprietari di palestre e piscine, ed è evidente che questi sono stati beffati.

Se si obbliga qualcuno a non lavorare bisogna dare loro i soldi per evitare che falliscano.
Ma poi leggo dal Decreto Sostegno che i ristori a fondo perduto prevedono in media 3.700 euro per ogni partita iva. Ma con affitti, dipendenti, contributi, pensioni e tasse da pagare si può pensare che possano andare avanti?