Intervista di Luca Telese per la Verità

Onorevole Santanchè, voglio fare una intervista con lei, ma non all’onorevole Santanchè.
«No? E chi cerca allora?».
L’imprenditrice del settore turismo.
«Se è così potrebbe scriverci un libro».
Come vive il post Covid la proprietaria del Twiga, lo stabilimento più noto di Forte dei Marmi?
«Ehhhhhh… Tanto se le dicessi la verità non mi crederebbe » .
Ci provi.
«È davvero un anno da incubo » .
Cioè?
«Io, che ho sempre avuto sonni sereni dal lockdown in poi non dormo più».
È un modo di dire, una iperbole?
«No, è la semplice verità».
Cosa le capita?
«Mi sveglio di soprassalto alle 5.00 del mattino e corro subito a guardare il telefonino».
Perché?
«Ho l’ansia. E vado nella chat cosa mi scrivono dal Twiga sulla notte».
E perché questa ansia? La stagione in Versilia è un miracolo: le isole al 30% dello scorso anno, voi al 100%.
«È vero, per ora ci siamo salvati. Ma si vive alla giornata, ogni giorno si rischia, e tutto questo solo a costo di uno stress incredibile».
Provi a spiegare come si può essere stressati anche quando va bene.
«Primo: abbiamo iniziato a organizzarci per aprire quando ancora non sapevamo se avremmo potuto farlo».
E poi?
«Abbiamo programmato investimenti, durante il lockdown, quando ancora non eravamo certi nemmeno della proroga delle concessioni».
Terzo?
«Abbiamo cercato personale in più per adempiere
alle disposizioni di sicurezza»
E poi?
«Ho acquistato testi sierologici e faccio fare esami periodici personale».
Finora quanti positivi?
«Grazie a Dio nessuno. Ma ne basterebbe uno solo per creare lo scompiglio».
Ci pensa ai suoi colleghi sardi e siciliani che sono disperati ?
«Sì, certo. Penso ogni giorno a ristoranti e alberghi che non hanno nemmeno aperto».
Si può consolare.
«Certo. Però non mi dimentico che se qualcuno si contagia nello stabilimento c’è un responsabile. E sa chi è?»
Lei .
«Esatto, le pare possibile? » .
Mi sembra ingiusto.
«Bravo. Perché alcune norme anti Covid, a partire da questa, sono demenziali. Sa cosa diceva mio padre?».
Non ho avuto la fortuna di conoscerlo.
«Sono tutti professori. E chi non sa, insegna».
Daniela Santanchè: senatrice di Fratelli d’Italia, però anche editrice, però anche fondatrice di Visibilia, una agenzia pubblicitaria, però anche – come abbiamo visto – imprenditrice balenare.
Che lezione trae dai quattro diversi mondi in cui vive?

«Il Covid è stato una tempesta che nessuno di noi pensava di poter vivere».
Parla della pandemia o dei suoi esiti?
«Il Covid da milanese e da lombarda è stata devastante » .
Lei ha pronunciato, a nome del suo gruppo, dopo l’accordo sul Recovery fund , un discorso non pregiudiziale contro Conte.
«Quando arrivano le disgrazie ci si stringe intorno alla bandiera. Almeno noi, che siamo eredi della destra italiana, ci comportiamo così».
E cosa pensa della popolarità di Conte?
«Che potrebbe finire presto. Se non ci sono le risposte il consenso che si crea diventa effimero».
È solo nei sondaggi o è reale, a suo avviso?
«Gli italiani durante il lockdown hanno pensato di poter credere in Conte. Adesso siamo già in una fase diversa».
Cosa è cambiato?
(Sorriso). «Non comanda più la speranza ma di nuovo la paura».
E l’economia?
«Lo diciamo da mesi. La forbice tra garantiti e non garantiti si allarga».
E cosa segna questo confine?
«Brutalmente? La differenza tra chi ha i soldi e chi non li ha».
Di conseguenza?
«In questo scenario il governo è del tutto inadeguato.
Non ci sono le risorse».
Arriveranno, soprattutto dopo l’accordo.
«Il fattore tempo è determinante. Le imprese non hanno il tempo per resistere.
Abbiamo avuto meno soldi a fondo perduto e più debiti. Continuiamo a indebitarci».
Cosa rimprovera al governo?
«Gente che non ha lavorato mai. Questa è gente che fa debiti per mettere il bonus monopattino ed aumentare il numero dei voli in business class per Dubai».
Non è che voi siate tutti Bill Gates.
«Non hanno né la visione né la percezione del dramma. Si capisce da quello che dicono»
Faccia un esempio.
«La cassa integrazione è sacra: ma non si può vivere di sola assistenza».
Non la convince il discorso della Castelli.
(Sguardo ferino). «La Castelli è una poveretta che si occupava di sicurezza allo stadio!»
È giovane, non è una colpa .
«Viviani è un altro disperato secondo cui le partite Iva non se la passano tanto male».
È spietata.
«Mi arrabbio. Li sento parlare e mi dico: “Ma questi dove cavolo vivono?”. E tuttavia devo mantenere la speranza che comunque vada tutto bene».
La prima cosa che vorrebbe cambiare se fosse al governo lei.
«Lo smart working: continuare così significa uccidere le città».
Lo dice anche Sala.
«E in questo ha ragione. Milano mi fa paura e mi spaventa. Sono città fantasma, sono città desertificate. Questo ormai è diventato il noworking » .
Cosa contesta al governo.
«Gli europeisti chi sono? Rutte e gli austriaci che ci volevano morti? E il sovranista chi è? Orban che era brutto, sporco e cattivo ma che è anche l’unico che ha speso una buona parola per noi» .
Tuttavia l’accordo c’è stato.
«Se il Covid avesse colpito solo l’Italia non avremmo avuto i Recovery fund».
Ma adesso ci sono e bisogna spendere i soldi.
(Ride). «Quando sento parlare di task force mi pare di essere su Scherzi a parte ».
Efficace, ma è una battuta .
«Ha notizie del piano di Colao? E la app Immuni? Quanto soldi abbiamo buttato via?».
Cosa non vorrebbe ripetere.
«Il disastro delle mascherine: e adesso ci mettiamo pure a comprare i banchi? Mamma mia».
Secondo lei tutti sbagliano?
«Ma questi vendevano le bibite allo stadio!».
Lei ha raccontato con orgoglio che faceva la cameriera e la dogsitter.
«Se è per questo sono anche andata a raccogliere fragole Peveragno, vicino a Cuneo. Ma poi ho fatto l’imprenditrice, non sono uscita dal sottopasso dello stadio per andare a fare il ministro o il sottosegretario all’economia!».
Ognuno ha il suo percorso.
«Io ho fatto un percorso. Ma dopo vent’anni che faccio impresa posso prendere lezioni dalla Castelli, quella che vorrebbe chiudere i ristoranti? » .
È ossessionata dalla Castelli?
«Io vorrei più tamponi e più test, meno plexiglas e meno rime buccali».
Che significa?
«A lei pare sensato che due ragazzi in macchina possono stare uno davanti e uno dietro, e poi in discoteca devono ballare a due metri? È folle, dai!».
Bisogna abbattere il distanziamento sociale?
«Io non so dare questa risposta. Però mi fido dei clinici. Zangrillo e i firmatari del manifesto dei dieci ti dicono che il virus è clinicamente finito e che ora il Covid si cura a casa».
E quindi?
«Dopo la riapertura del 3 giugno mi chiedo: se questo virus fosse così virulento dovremmo avere dei picchi di contagio pazzeschi».
Di nuovo: cosa farebbe lei?
«Bisogna fare il blocco navale sotto l’egida dell’Onu per bloccare questi immigrati che non fanno la quarantena » .
Parliamo dei prestiti.

«Io non sono ancora riuscita ad averli. Lo Stato ti ha obbligato a fare la quarantena e ora ti chiede di indebitarti» .
Lei al governo troverebbe soldi da dare a fondo perduto?
«Altri paesi lo hanno fatto »
E poi?
«Le banche potevano capovolgere la pessima narrazione che le riguarda. Hanno perso l’occasione » .
Perché?
«Oggi ti fanno delle istruttorie che prima neanche erano immaginabili».
Quale è stato il segreto della Versilia?
«Abbiamo cambiato modello di business. Meno discoteca, più cene e spettacoli. Abbiamo investito qualche centinaia di migliaia di euro» .
In molte località non è bastato.
«Non ci hanno imitato. C’è il 13% del Pil nel turismo, i posti di lavoro sono quasi tutti giovani. Il settore è stato massacrato».
Però mica è tutta colpa del governo.
«E il bonus vacanze l’ho
fatto io? Toglie liquidità agli albergatori, a quei coraggiosi che aprono».
Magari a qualche famiglia è tornato utile.
«Ma chi le pensa queste? Un italiano decide di andare in vacanza se gli togli 150 euro? Questi sono marziani».
Cioè?
«Vivono nel centro storico. Ma mi dici, se abiti in periferia che ci fai con il monopattino? » .
È molto pessimista.
«Nonostante questo governo spero di farcela. Ho zero fiducia in loro, tantissima negli italiani».
Mi dica il suo desiderio più grande.
«Da imprenditrice balneare?».
Esatto.
«Tra tanti incubi ho questo sogno: vorrei che fosse già il 10 settembre »


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