Dopo essere stata al consolato brasiliano a Milano per ringraziare assieme a Fratelli d’Italia il presidente Bolsonaro, oggi sono intervenuta al Senato per parlare dell’arresto di Cesare Battisti.
«Signor Presidente, credo che in questi giorni siamo stati tutti contenti della cattura del terrorista comunista Cesare Battisti. Ma se tutto ciò è avvenuto, credo che lo si debba molto al cambio di Governo del Brasile e alle elezioni del nuovo presidente Bolsonaro. Ricordo che il precedente Presidente, come ultimo atto del suo mandato, aveva firmato per l’esatto contrario: per tenere ben saldo e soprattutto libero il terrorista.
Cesare Battisti, vorrei dirlo chiaramente, non è solo un terrorista comunista, ma un pluriomicida che, come stabilito senza se e senza ma da tribunali italiani, è stato condannato all’ergastolo.
Dico questo perché purtroppo, con grande rammarico, in queste ore si legge anche che qualcuno mette in discussione e in dubbio la sua condanna. Cesare Battisti è stato condannato e non vorrei che le mie orecchie possano sentir dire certe cose da chi ha addirittura sempre dichiarato in quest’Aula e fuori da quest’Aula che le sentenze non si possono commentare.
Cesare Battisti è stato condannato all’ergastolo ostativo e quindi, grazie a Dio, non potrà nemmeno avere sconti di pena.
Ci tengo anche a dire che mi aspetto da certi intellettuali o pseudointellettuali – da Vauro a Saviano – che chiedano scusa ai parenti delle vittime, perché, cari colleghi, per loro c’è fine pena mai.
Allora, siccome in questa Nazione molti intellettuali si sono prodigati in appelli e raccolte di firme che non si fanno per cose più serie e più importanti, come Fratelli d’Italia oggi noi attendiamo le loro scuse. Non parlo dei leaderinternazionali, perché qualcuno non c’è più – da Mitterrand a Lula – ma guardo in casa nostra e a chi da casa nostra le scuse deve chiederle.
Non è che Fratelli d’Italia oggi gioisca perché ci nutriamo di vendetta; noi oggi gioiamo per un motivo molto più importante e cioè che Cesare Battisti è stato consegnato alle autorità italiane, a dimostrazione che c’è uno Stato di diritto e soprattutto – questo è il nostro auspicio – che c’è una certezza della pena.
Certo, abbiamo vinto una battaglia, ma la guerra non è ancora vinta.
Ci auguriamo allora due cose. L’auspicio, innanzitutto, è che la protezione umanitaria, mi viene da dire, che spesso viene data a questi terroristi comunisti abbia visto la fine e che non ci sia più nulla del genere. In secondo luogo, la guerra sarà vinta nel momento in cui saranno arrestati gli altri terroristi comunisti ancora latitanti nel mondo.»




