In Senato ho denunciato l’incoerenza del Movimento 5 Stelle, che non ha il coraggio di dire di aver cambiato idea rispetto ai condoni, e che crede di prendere per il naso il Parlamento e gli italiani.

«Signor Presidente, mi rivolgo al Governo per dire che è proprio vero che certe volte la parola non aiuta nella difesa di ciò che è indifendibile. Ciò è vero soprattutto per una parte di questo Governo, dal momento che, se non ricordo male, una delle cinque stelle è quella, da voi sempre sbandierata, dell’ecologia e dell’ambiente.

Io capisco l’imbarazzo e so che vi imbarazza il termine condono e che cercate di usare un’altra parola. Ma proprio voi, che ci avete fatto una “capa tanta” per tutta la campagna elettorale al grido di onestà, legalità e galera (perché la vostra ricetta è che tutto si risolve mettendo la gente in galera, meno quella che in galera ci dovrebbe andare), allora abbiate il coraggio di venire qua e di dire che avete cambiato idea. Noi esseri umani possiamo cambiare idea; quello che non si può fare, però, nelle istituzioni e in quest’Aula, è cercare di prendere per il naso noi e gli italiani.

Pensate che il condono sia consenso elettorale? Pensate che uno dei vostri, in campagna elettorale, abbia promesso questa misura in cambio del voto? Ditelo! Abbiate il coraggio, quel coraggio che vi ha fatto riempire le piazze dicendo cose rispetto alle quali poi, alla prima prova, avete dimostrato il contrario. Voi, giacobini della Quinta e Ottava Repubblica, che oggi siete qua, a prendere per il naso gli italiani e a voler cambiare il linguaggio della nostra nazione, volete il condono? Ditelo chiaramente, qua e nelle piazze. E quel bel manifesto dell’onestà e della legalità non potrete più sbandierarlo. Perché gli italiani non sono fessi: possono sbagliare, ma sono molto intelligenti nel non perseverare.»