Nel disperato tentativo di recuperare consensi, quando il No sembra per nostra fortuna in vantaggio sul Sì, Matteo Renzi sta lanciando da giorni agli italiani dei messaggi catastrofisti circa il possibile impatto negativo che la vittoria del No potrebbe avere sull’economia italiana, teoria avvalorata da buona parte della stampa e addirittura da istituzioni come la Banca d’Italia.

L’aspetto più grottesco della vicenda, qualora già il tono arrogante con cui il nostro oracolo pronuncia questi anatemi non lo fosse, è che ancora una volta il pretesto di questa propaganda sarebbe lo spread, temibile argomento con cui Napolitano e i signori della maggioranza nel novembre 2011 con un complotto – come rivelato anche dall’ex segretario al Tesoro americano Geithner – hanno consegnato il paese a Monti sospendendo fino a data tuttora imprecisata la democrazia.

La verità è che lo spread sui titoli di Stato italiani sta aumentando per via delle nuove politiche monetarie guidate dalla decisione ormai data per scontata della Federal Reserve americana – a cui la BCE in qualche misura si sta adeguando – di ridurre l’offerta di moneta e aumentare così i tassi di interesse a seguito del miglioramento dell’economia internazionale e del ritorno all’inflazione. Tutto normale tralasciando il piccolo particolare che noi italiani invece non possiamo sostenere gli effetti di una stretta monetaria perché stentiamo a ripartire segnando sempre numeri da ultimi della classe grazie alle discutibili politiche economiche dell’Europa, dei governi tecnici che ci hanno appioppato negli anni e – ciliegina sulla torta – di Renzi e delle sue manovre a debito piene di mance elettorali.

Renzi porta come argomento anche l’andamento negativo di piazza Affari negli ultimi mesi, quando in realtà il mercato italiano sta indubbiamente pagando le conseguenze di una grave crisi bancaria amplificata dalle vicende di una certa banca che qualche legame con l’attuale maggioranza ce l’ha sempre avuto.

Proprio il Monte dei Paschi di Siena a ridosso della data del referendum deve procedere a un maxi-aumento di capitale di 5 miliardi di euro per sanare il pessimo andamento economico delle scellerate gestioni precedenti e gli effetti di una cessione di ben 27 miliardi di euro di crediti inesigibili. È quanto meno lecito il sospetto che l’operazione sia stata collocata ad orologeria visto che uno degli azionisti di riferimento della banca è proprio il Tesoro e che sta passando il messaggio che gli investitori sembrerebbero cauti e vincolerebbero la loro adesione all’operazione all’esito positivo del referendum. Che si tratti anche, nell’ambito di un ricatto generalizzato agli italiani, di uno specifico ricatto ai correntisti o di un alibi per un possibile fallimento di un’operazione colossale e molto incerta a prescindere dall’esito del referendum? Francamente non ne sarei per nulla sorpresa.

Non bisogna poi dimenticare che questo Governo, che ogni giorno ci fornisce sempre più argomenti a sostegno della sua incoerenza, è il solo responsabile per aver scritto dei decreti come quello sul bail-in che hanno distrutto il sistema bancario, fatto fallire dalla sera alla mattina quattro banche – la più nota Banca Etruria dove tra gli altri Pierluigi Boschi è sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta, ma anche Banca Marche, Carichieti e Cariferrara – e hanno bruciato i risparmi di migliaia di italiani.

Due giorni fa con un lungo editoriale il settimanale britannico Economist si è schierato apertamente per il No «con rammarico» perché Renzi avrebbe sprecato due anni ad armeggiare con la Costituzione senza occuparsi delle riforme vere, ovvero quelle strutturali, della giustizia e dell’istruzione. La posizione è assolutamente condivisibile e c’è di più. L’unica riforma portata a termine dal Governo, ovvero la tanto sbandierata legge Madia sulla Pubblica Amministrazione, è stata appena dichiarata incostituzionale. La ministra ha toppato e Renzi, anziché cacciarla, se la prende con la Corte Costituzionale.

Ormai siamo davvero alle comiche finali di un Governo ignavo. Con quale coraggio questi signori chiedono ancora il voto agli italiani su una modifica della Costituzione che fa rabbrividire da ogni punto di vista?

Daniela Santanchè