Ecco il mio intervento in Senato il giorno della fiducia al Governo Conte bis, che si basa sul patto della poltrona e sulla volontà di Pd e 5 stelle di non far andare a votare gli italiani.
Signor Presidente, gentile Presidente del Consiglio, credo fermamente che lei sarebbe stato perfetto come protagonista del romanzo di Pirandello «Uno, nessuno e centomila», perché sono assolutamente convinta che lei, come il signor Moscarda, davanti allo specchio ogni giorno sia aggredito da centomila domande. Si chiederà: chi sono? In cosa credo? Cosa penso? Quali sono i miei valori e i miei principi? Oggi da che parte sto?
Vede, io dico sicuramente che lei non sta dalla parte degli italiani, visto che il suo Governo nasce con la benedizione di Merkel e di Macron. Ma, vede, non ho nemmeno bisogno, presidente Conte, di usare le mie parole per dimostrarlo; basta usare le sue stesse parole. La riporto indietro al 24 marzo del 2019, quando lei diceva testualmente: «Io personalmente l’ho detto: non ho la prospettiva di lavorare per una nuova esperienza di Governo. La mia esperienza di Governo terminerà con questo». Lei oggi è qua, signor Presidente, e sta per chiedere la fiducia per il suo nuovo Governo. Ma le voglio ricordare tempi ancora più recenti. Passiamo al 19 luglio, con una sua dichiarazione che oggi è una risposta. Lei dichiarava: «Che io possa andare in Parlamento a cercare una maggioranza alternativa, quando è ben chiaro che io in Parlamento ci vado per trasparenza nei confronti dei cittadini e rispetto delle istituzioni, è pura fantasia». Così lei rispondeva ai giornalisti.
Eppure oggi lei è qua, presidente Conte, a chiedere in questo Senato della Repubblica la fiducia per il suo Conte-bis, con una nuova maggioranza. Allora mi piacerebbe capire qual è il Conte di giornata. Allora mi domando, e fuori da questo Palazzo in tanti si domandano, dov’è la sua credibilità, dov’è la sua trasparenza, dov’è finito il rispetto dei cittadini e soprattutto quale Conte ci toccherà domani. Ma la sua, Presidente, è una sindrome molto contagiosa e il ministro Di Maio è riuscito a superarla. D’altra parte è stato il suo Pigmalione politico, anche se ultimamente – forse ho capito male – lei ne ha preso le distanze. Di Maio diceva testualmente: «Come si fa ad essere d’accordo con uno come Renzi, che ha fatto della politica una televendita?». Egli definiva i suoi alleati, il Partito Democratico, come il partito di Bibbiano oppure – peggio dovrebbe sentirsi – diceva che Renzi non è uno statista, ma è un assassino politico. Queste sono le parole del suo Ministro dopo la riforma del mercato del lavoro.
Oggi però vorrei che lei ci rispondesse a una domanda. Siete consapevoli del fatto che lei fa il Presidente del Consiglio e che il ministro Di Maio fa il Ministro degli esteri (come Alfano, e non aggiungo altro) per decisione e grazia ricevuta da parte di Matteo Renzi, che lei sa che ha la golden share del suo Governo.
Vi faccio una previsione: sarà quello che deciderà quando mandarvi a casa. Signor presidente Conte, le do un consiglio non richiesto: mi raccomando, se volete stare sulle vostre poltrone, tenetene conto, trattatelo adeguatamente, ma soprattutto sintonizzatevi sulla Leopolda. Come vi sentite, colleghi del MoVimento 5 Stelle, che avete tradito anche Gianroberto Casaleggio, che non può più parlare, ma che in un’intervista televisiva diceva: se i 5 Stelle dovessero fare un accordo col Partito Democratico, lascerei il Movimento? La memoria per noi esseri umani è molto importante, ma siccome la memoria vi fa difetto… (Il microfono si disattiva automaticamente).
Mi avvio a concludere, signor Presidente.
Vi voglio ricordare anche il famoso streaming tra Beppe Grillo e Matteo Renzi, in cui il vostro fondatore dichiarava che Renzi non era credibile, perché stava con il potere marcio, perché voi dei 5 Stelle eravate nati per cambiarlo e consigliava a Renzi – udite udite! – di non andare al Governo senza passare attraverso le elezioni. Allora vi chiedo: ci potete dire chi siete e cosa siete diventati? Per restare al riferimento pirandelliano, io ho la risposta: siete tutti personaggi in cerca d’autore. Ricordate almeno che i voti che avete preso e che vi permettono di stare seduti lì sono stati dati dagli italiani su programmi opposti e alternativi rispetto al Partito Democratico, vostro alleato? (Il microfono si disattiva automaticamente). Quindi bene ha fatto Giorgia Meloni a ricordarvi chi siete: ladri di democrazia e truffatori di consensi.
Per concludere, signor Presidente del Consiglio, gli italiani hanno ben chiaro per che cosa e perché nasce questo Governo, che non è certo a favore degli italiani, ma è contro la loro volontà e che il vostro programma non ha 29 punti, ma ne ha soltanto uno: il non voto. Anche voi avete una e una sola certezza: se doveste andare alle urne, gli italiani vi manderebbero a casa.




