Oggi è il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una giornata che però riguarda più gli uomini che le donne…

«25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e siamo ancora qui a parlare di violenza sulle donne. Nel 2018 siamo ancora qui a fare convegni, andare a fare manifestazioni e dimostrazioni. Ecco, questo per dire che nulla è cambiato.
Anzi, direi che la situazione è peggiorata. Perché è vero che la violenza sulle donne molto spesso è fatta in ambito domestico da familiari, da fidanzati, da mariti; ma è vero che la situazione è ancor più peggiorata per quell’invasione che abbiamo subito. Nel mio cuore oggi ci sono Desirée e Pamela, due ragazze nel cuore di tutti noi.

Perché se lo Stato avesse funzionato, quei carnefici non sarebbero dovuti stare in Italia, perché purtroppo in questo caso lo Stato non ha funzionato. Ma ancora oggi noi vediamo che ogni 60 ore, nella nostra nazione un uomo ammazza una donna. E allora amici, volevo condividere con voi che in questi giorni, ieri, l’altro ieri, tutta la settimana si fanno dibattiti e convegni, ma se ci fate caso siamo noi donne a fare dibattiti e convegni.

Io invece non credo assolutamente che la questione sia femminile. La questione maschile perché noi donne non ci ammazziamo una con l’altra. Sono gli uomini che ci ammazzano, e questo è veramente pazzesco. Io credo che forse riusciremo a, non dico risolvere, ma migliorare questo problema nel momento in cui gli uomini prenderanno coscienza che dovrebbero essere loro a fare manifestazioni, che dovrebbero essere loro a confrontarsi al loro interno, a capire perché questa violenza è sempre più violenza. Le donne vengono ammazzate ogni 60 ore da uomini incattiviti che si fanno bestie, che ammazzano in maniera cruenta, nelle peggiori modalità. Allora io dico: forse noi donne ci dobbiamo interrogare su questo, è possibile che dobbiamo sempre essere forma e non dobbiamo essere sostanza?

Dobbiamo essere forma solo in questi giorni: organizzandoci, impegnandoci come siamo solite fare sempre, ma con pochissima partecipazione maschile. Io credo che non risolveremo mai questo problema fin quando ce ne occupiamo da sole, e sono eccezioni quando gli uomini partecipano. Ma ripeto a questa non è una questione femminile: è tutta all’interno del mondo degli uomini. Vedete, io lo dico da mamma di un ragazzino di 22 anni. Che cos’è che noi donne dovremmo fare? Sì, una cosa la possiamo fare, e dovremmo farla meglio: insegnare ai nostri figli maschi ad amare le donne. Amore, una parola che sembra desueta, che non c’è quasi più nel nostro linguaggio di tutti i giorni, o che meglio non ci appartiene molto quando noi mamme educhiamo i nostri figli. Io credo che la parità inizi dalla culla, e noi mamme possiamo togliere la violenza che c’è dentro a questi uomini che uccidono soltanto insegnando l’amore ai nostri figli maschi.

Per il resto, io vorrei fare un appello a noi donne: sottraiamoci da questi dibattiti, da questi convegni, da essere sempre presenti solo noi. Il prossimo anno, quando ci sarà di nuovo la giornata mondiale contro la violenza alle donne, io non parteciperò a dibattiti dove non ci sarà almeno il pari numero di uomini e donne. Tre donne che partecipano a un convegno? Tre uomini che partecipano al convegno. Ve lo dico sin da adesso, mi sottrarrò a tutto ciò che vede soltanto le donne impegnate perché non ci credo più, perché questo modello non ha funzionato. Io di violenza alle donne ne sento parlare, e ho partecipato da anni e anni a convegni e manifestazioni. e
E oggi siamo qua, ogni 60 ore una donna viene ammazzata. E allora oggi lo dedichiamo, come ha detto la nostra leader Giorgia Meloni, a Desirée e Pamela. Perché in queste piazze, in questi convegni non ho sentito le femministe parlare di queste due giovani donne ammazzate.

Quindi oggi chiudo dicendo che noi di Fratelli d’Italia dedichiamo questa giornata contro i carnefici che hanno ammazzato Pamela e Desirée, e combatteremo perché lo Stato si faccia garante perché chi non deve stare nella nostra nazione non ci stia. E combatteremo anche contro quel giudice che ha detto che non era uno stupro di gruppo, perché stuprare una donna uno dopo l’altro ha consentito a questo magistrato, che non so se abbia delle figlie femmine, di derubricare questo reato. Noi di Fratelli d’Italia combatteremo per tutto questo, combatteremo anche per la certezza della pena perché chi ammazza una donna del nostro Paese sta in carcere troppo poco. E allora, amiche, dal prossimo anno non partecipate a convegni dove non c’è almeno un numero pari di maschi. La questione è tutta maschile. Dobbiamo cambiare il modello.»